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SUMMARY:NO AL TRAFFICO DI ARMI E MATERIALE BELLICO DAL PORTO DI RAVENNA!
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DESCRIPTION:L'Avvocatura dello Stato\, difendendo l'Agenzia delle Dogane da
	vanti al Consiglio\ndi Stato\, ha scritto nero su bianco ciò che da anni d
	enunciamo: il porto di\nRavenna ha una "rilevanza militare" tale da giusti
	ficare il segreto sui traffici\nd'armi che vi transitano. La motivazione a
	ddotta è che saremmo dentro una guerra\nmondiale "a pezzi" e "ibrida"\, e 
	che rendere pubblici anche solo i dati\nquantitativi sul materiale bellico
	 movimentato metterebbe a rischio la sicurezza\nnazionale.\n\nLa battaglia
	 legale è quella intrapresa dalla giornalista Linda Maggiori insieme\nall'
	avvocato Andrea Maestri\, dopo che l'Agenzia delle Dogane le aveva negato\
	nl'accesso civico ai dati sul transito di materiali d'armamento. Il TAR\nd
	ell'Emilia-Romagna\, lo scorso luglio\, aveva riconosciuto il diritto di\n
	conoscere almeno le quantità di armi movimentate. Di fronte a questa sente
	nza\,\ninvece di rispettarla\, lo Stato ha scelto di fare ricorso e di inv
	ocare il\nsegreto militare su un porto commerciale. Il paradosso è evident
	e: cercando di\nnascondere la verità\, l'Avvocatura dello Stato ha acceso 
	su Ravenna i riflettori\ncome mai prima. Da oggi nessuno può più far finta
	 di non sapere che dal porto\npassano armi\, verso i territori di guerra d
	el Medioriente\, in un contesto —\nquello della guerra generalizzata e dei
	 mercati bellici internazionali — dove la\ntrasparenza non è un dettaglio 
	burocratico ma deve essere invece una garanzia\ncostituzionale.\n\nLa legg
	e 185 del 1990 vieta l'esportazione di materiale d'armamento verso paesi\n
	in stato di conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani
	. È\nuna legge dello Stato italiano\, non un auspicio. Se i dati sul traff
	ico d'armi\ndal porto di Ravenna vengono coperti da segreto\, diventa impo
	ssibile per\nchiunque — cittadini\, giornalisti\, lavoratori portuali — ve
	rificare che questa\nlegge venga rispettata. Il segreto non protegge la si
	curezza nazionale: protegge\nchi vuole continuare a commerciare armi senza
	 controlli\, con qualunque\ndestinazione.\n\nIl 22 settembre ricorre l'ann
	iversario del primo sciopero dello scorso anno per\nla Palestina: una data
	 che scegliamo per convocare una nuova assemblea pubblica\,\nun anno dopo\
	, con la consapevolezza che quella battaglia è più che mai attuale.\nNon a
	 caso\, a chiedere trasparenza sono anche le lavoratrici e i lavoratori\nd
	ell'Agenzia delle Dogane\, che tramite USB sostengono il ricorso di Linda\
	nMaggiori dichiarando di non voler lavorare per la guerra. È lo stesso dir
	itto\nall'obiezione di coscienza sul lavoro che rivendichiamo: nessuno dov
	rebbe essere\ncostretto a prestare la propria opera per produrre\, traspor
	tare o movimentare\nmateriale bellico. Un ruolo di primo piano in questa b
	attaglia lo hanno avuto e\nlo hanno tuttora i lavoratori portuali\, che co
	n i loro scioperi hanno già\ncontribuito a bloccare navi cariche di armi i
	n diversi scali italiani: il\nprossimo 30 ottobre è fissata una nuova gior
	nata di sciopero internazionale dei\nporti contro il traffico di armi\, a 
	cui guardiamo con la consapevolezza che\nsenza chi lavora nei porti questa
	 battaglia non si vince.\n\nPer questo USB convoca un'assemblea pubblica c
	ittadina aperta a tutta la città:\nlavoratrici e lavoratori\, studenti\, r
	ealtà sindacali\, comitati\, associazioni\nantimilitariste e pacifiste\, t
	utte le realtà del territorio che in questi anni\nsi sono mobilitate contr
	o la guerra e il traffico d'armi dal porto di Ravenna.\nUn appello lo rivo
	lgiamo direttamente ai portuali ravennati\, che già hanno\nscioperato cont
	ro il traffico d'armi e per il riconoscimento del lavoro\nusurante: le due
	 battaglie\, quella contro la guerra e quella per la dignità del\nlavoro n
	ei nostri porti\, sono la stessa battaglia. Ravenna è un porto civile.\nVo
	gliamo che lo resti.
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	zia delle Dogane davanti al Consiglio di Stato, ha scritto nero su bianco 
	ciò che da anni denunciamo: il porto di Ravenna ha una "rilevanza militare
	" tale da giustificare il segreto sui traffici d'armi che vi transitano. L
	a motivazione addotta è che saremmo dentro una guerra mondiale "a pezzi" e
	 "ibrida", e che rendere pubblici anche solo i dati quantitativi sul mater
	iale bellico movimentato metterebbe a rischio la sicurezza nazionale.<br><
	br>La battaglia legale è quella intrapresa dalla giornalista Linda Maggior
	i insieme all'avvocato Andrea Maestri, dopo che l'Agenzia delle Dogane le 
	aveva negato l'accesso civico ai dati sul transito di materiali d'armament
	o. Il TAR dell'Emilia-Romagna, lo scorso luglio, aveva riconosciuto il dir
	itto di conoscere almeno le quantità di armi movimentate. Di fronte a ques
	ta sentenza, invece di rispettarla, lo Stato ha scelto di fare ricorso e d
	i invocare il segreto militare su un porto commerciale. Il paradosso è evi
	dente: cercando di nascondere la verità, l'Avvocatura dello Stato ha acces
	o su Ravenna i riflettori come mai prima. Da oggi nessuno può più far fint
	a di non sapere che dal porto passano armi, verso i territori di guerra de
	l Medioriente, in un contesto — quello della guerra generalizzata e dei me
	rcati bellici internazionali — dove la trasparenza non è un dettaglio buro
	cratico ma deve essere invece una garanzia costituzionale.<br><br>La legge
	 185 del 1990 vieta l'esportazione di materiale d'armamento verso paesi in
	 stato di conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. 
	È una legge dello Stato italiano, non un auspicio. Se i dati sul traffico 
	d'armi dal porto di Ravenna vengono coperti da segreto, diventa impossibil
	e per chiunque — cittadini, giornalisti, lavoratori portuali — verificare 
	che questa legge venga rispettata. Il segreto non protegge la sicurezza na
	zionale: protegge chi vuole continuare a commerciare armi senza controlli,
	 con qualunque destinazione.<br><br>Il 22 settembre ricorre l'anniversario
	 del primo sciopero dello scorso anno per la Palestina: una data che scegl
	iamo per convocare una nuova assemblea pubblica, un anno dopo, con la cons
	apevolezza che quella battaglia è più che mai attuale. Non a caso, a chied
	ere trasparenza sono anche le lavoratrici e i lavoratori dell'Agenzia dell
	e Dogane, che tramite USB sostengono il ricorso di Linda Maggiori dichiara
	ndo di non voler lavorare per la guerra. È lo stesso diritto all'obiezione
	 di coscienza sul lavoro che rivendichiamo: nessuno dovrebbe essere costre
	tto a prestare la propria opera per produrre, trasportare o movimentare ma
	teriale bellico. Un ruolo di primo piano in questa battaglia lo hanno avut
	o e lo hanno tuttora i lavoratori portuali, che con i loro scioperi hanno 
	già contribuito a bloccare navi cariche di armi in diversi scali italiani:
	 il prossimo 30 ottobre è fissata una nuova giornata di sciopero internazi
	onale dei porti contro il traffico di armi, a cui guardiamo con la consape
	volezza che senza chi lavora nei porti questa battaglia non si vince.<br><
	br>Per questo USB convoca un'assemblea pubblica cittadina aperta a tutta l
	a città: lavoratrici e lavoratori, studenti, realtà sindacali, comitati, a
	ssociazioni antimilitariste e pacifiste, tutte le realtà del territorio ch
	e in questi anni si sono mobilitate contro la guerra e il traffico d'armi 
	dal porto di Ravenna. Un appello lo rivolgiamo direttamente ai portuali ra
	vennati, che già hanno scioperato contro il traffico d'armi e per il ricon
	oscimento del lavoro usurante: le due battaglie, quella contro la guerra e
	 quella per la dignità del lavoro nei nostri porti, sono la stessa battagl
	ia. Ravenna è un porto civile. Vogliamo che lo resti.</p>
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