
Venerdì 17 aprile
ore 21
alla FAT in corso Palermo 46
Presentazione dell’opuscolo del gruppo Germinal di Trieste
Parteciperanno alcun autor
“Si dice giustamente che quando si ha un privilegio sia nostro dovere usarlo; dovremmo forse sfruttarlo per sostenere altre deportazioni, sofferenze, profuganze?
Crediamo che il modo migliore per utilizzarlo sia appoggiare, come possiamo, tutte quelle persone, realtà, organizzazioni, che cercano di abbattere muri e costruire ponti di solidarietà e resistenza condivisa. Sono poche e sono fragili, ma ci sono. Ed è nostro dovere di persone privilegiate cercare di sostenerle e dar loro voce e spazio.
È solo andando oltre i confini e gli stati, adottando forme federaliste costruite dal basso, in cui ad ognun* sia garantita la libertà piena di vivere secondo le sue idee e credenze, che potremo rompere la spirale dell’odio e della guerra.
Non ci appartiene la gara su chi sia il “popolo originario” di quelle terre - e quindi chi abbia legittimità a viverci: non crediamo possa costituire una base per costruire un futuro.
Per quanto ci riguarda, anche il concetto di popolo dev’essere sottoposto a critica radicale, in quanto entità culturale onnicomprensiva e spesso costruita a tavolino.
Considerare la questione palestinese unicamente in termini di popolo e di liberazione nazionale crediamo porti molto lontano da una possibile soluzione. Riteniamo il concetto di “popoli oppressi” insufficiente per comprendere le dinamiche dello sfruttamento.
La definizione di “popolo” nasconde al suo interno le contraddizioni di classe e ogni tipo di discriminazione sociale o di genere (in alcuni casi anche religiosa o etnica). Tutti i movimenti di liberazione nati e cresciuti in nome del nazionalismo, anche quando hanno raggiunto l’obiettivo della cacciata del regime coloniale, hanno creato Stati in cui nuovi ricchi sfruttano le classi lavoratrici, nuovi poteri le opprimono, nuove polizie le controllano.
Una Nazione, un Popolo, una Terra è una triade che, ovunque venga applicata, porta solo sofferenze e guerra.
In questi mesi abbiamo letto molti comunicati e prese di posizione in cui “la Palestina” assume una centralità totale e totalizzante: “non c’è futuro senza Palestina”, “non c’è femminismo senza Palestina”, “la Palestina ci indica la via”. Sicuramente sono parole evocative, romantiche; fin troppo spesso, a nostro parere, queste dichiarazioni risultano un concentrato di quello che è molto più un desiderio di chi le pronuncia, che un tentativo di analisi del reale.
“La Palestina” diventa così un oggetto mitico, una costruzione immaginifica che, cancellando ogni complessità, si fa specchio dei nostri desideri: un discorso da noi, su noi, per noi. Siamo sicure che lo sguardo coloniale uscito dalla porta non stia rientrando pesantemente dalla finestra?”
Questi sono alcuni significativi stralci dell’opuscolo che le compagne e i compagni del gruppo Germinal di Trieste hanno scritto, dopo lunga riflessione, non tanto sulla questione palestinese ma sui paradigmi dell’anomalo movimento che si è sviluppato intorno alla guerra feroce che si è scatenata a Gaza dopo gli attacchi del 7 ottobre del 2023.
Un’occasione preziosa per contribuire alla costruzione di un sempre più vasto movimento internazionalista, antimilitarista, antipatriarcale, decoloniale.
Un’urgenza ineludibile di fronte alla guerra mondiale che sta incendiando ampie aree del pianeta.
Un’occasione per mettere le basi per sconfiggere chi distorce la decolonialità per far digerire i peggiori regimi autoritari, chi ripropone il campismo ed osa chiamarlo lotta alla guerra e al militarismo.